Masterplan, l’Isola che non c’è

…sono le 6 mi alzo, preparo il caffè per me è mia mamma di 90 anni, le pulizie della casa dove sono nato un “rataiê” di poche decine di metri uno degli ultimi abitato da noi Aborigeni, non ancora “conquistato” dai nuovi Coloni della carta di credito. Indosso “la divisa” ed esco, giù per le scale, siamo in alto quasi a San Lorenzo, poi un pezzo di Carrugio ancora deserto, giù per “a scaa grande” ed ecco di fronte a me il porticciolo e lo stretto canale che ci separa dalla regina del Golfo “La Palmaria” che protegge da tempo immemorabile “ò Pëise”.

Due discorsi al porticciolo con “me Fré” uno degli ultimi che come me parla ancora il nostro Idioma dialettale. Poi al parcheggio dove mi aspetta la Vespa, tre pedalate e via sulla Napoleonica. Piano piano sfilano le perle del Golfo, Le Grazie, Fezzano, Cadimare il mio Paese adottivo, prima delle ex scuole accelero e tengo premuto il claxon della vespa per fare il classico suono del ronzio fastidioso, è il saluto al mio Amore la mia Sposa per fargli capire che stó passando, ci vedremo più tardi. Poi Marola, le mura dell’Arsenale che mi accompagneranno per un po’, l’Aquasanta, Fabiano e poi il primo simbolo della città lo stadio Alberto Picco, svolto a destra, Porta sprugola, Porta Principale poi a destra, parcheggio la Vespa ed eccolo lì l’Albatros. Classe 1981 costruito a Cadimare dal cantiere Clemna un’eccellenza del Golfo che ora non esiste più. Ci sono già ad aspettare i primi Palmaroti, cosi vengono chiamati da noi di bordo i frequentatori abituali dell’isola. Sono a bordo e con l’equipaggio facciamo il punto della situazione, ci dedichiamo ai controlli tecnici ed alle pulizie.

08 e 15 si inizia ad imbarcare ed ecco il variegato popolo della Palmaria inizia a salire c’è tutta un’Umanità di storie, amicizie, amori iniziati, amori finiti, ricordi belli qualcuno non bello, le mamme, i bambini, le nonne, i nonni, i pescatori di canna, gli amanti delle camminate, quelli che ci vanno per lavorare, i pensionati della Marina Militare, i ragazzetti, ci sono anche i “foresti”.

C’è anche lui il Signor Mereu il Palmaroto più anziano ultranovantenne una persona gentile e squisita. Matar la parte colorata di quell’umanità che ormai parla spezzino sorride a tutti i suoi compagni di viaggio e con le sue doti d’intrattenitore saluta tutti. Quest’anno sono anche saliti e scesi alla Palmaria tutti quei professionisti che hanno cominciato, con i loro teodoliti ipertecnologici e le carte planimetriche, a prendere le “misure” all’Isola. In mezzo a tanta umanità ci sono per statistica anche i maleducati. Come in un rito ormai consolidato da decenni i Palmaroti hanno una “loro” zona nel “vaporetto”. Cerchiamo di partire in orario ma c’è sempre qualche ritardatario, ed è lì che parte il classico “mugugno” un classico nel nostro Golfo. Si mollano gli ormeggi e via si parte. Certo che dal mare ripercorrere a ritroso il tragitto che avevo fatto poco prima in vespa è un’altra cosa, è uno spettacolo ed anche per Me abituato a stare per lavoro sul mare questa vista ogni volta mi neraviglia, la Morin che s’allontana, la visione della sponda orientale del Golfo il Canaletto, Fossamastra, Muggiano, San Terenzo, Lerici, Tellaro, Punta Bianca, guardi ad occidente ed in sequenza dal mare vedi l’Arsenale, Marola, Cadimare, Fezzano, Le Grazie, il meraviglioso complesso ottocentesco del Vaignano, Santa Maria. Arrivi alla diga per 180° vedi la Torre Scuola a guardia del Golfo accosto a dritta superato il seno della Castagna e punta Castagna ecco aprirsi un mondo a parte Portivene e come la chiamiamo noi “l’ isüa”. Poco prima d’arrivare all’approdo militare del Terrizzo l’Albatros comincia ad inclinarsi di 5 o 6 gradi sulla dritta niente di preoccupante i più impazienti son già pronti per scendere a terra in fila davanti ai portelloni di sbarco a dritta. Siamo ormeggiati ed ecco sbarcare per primi i bambini con qualche adulto al seguito e correre verso i bagni Civili della Marina . Il flusso di chi sbarca a quell’ora si divide in due verso sinistra per i bagni dei Sottufficiali della Marina, verso destra per i bagni Civili della Marina, verso il Secco e Carlo Alberto. A volte mentre è in corso lo sbarco riesco a vedere e salutare due Isolani Doc amici miei Silvano e Maurizio a volte c’è anche suo fratello Roberto timoniere, insieme a loro con il graziotto Walter, nel lontano 1977 vincemmo il Palio del Golfo Juniores sull’armo del Portovenere. Terminato lo sbarco inizio le corse che mi portano da Spezia alla Palmaria toccando a volte lo “scogio seco”. Stesse scene stessi meravigliosi paesaggi cangianti con il variare della luce del sole. Il mare ormai con il passare delle ore si riempie di centinaia di barche grandi e piccole, ogni una di esse percorre una sua rotta, il mio lavoro diventa impegnativo devo cercare tra quelle centinaia di rotte che sincrociano disordinatamente e tra le centinaia di barche alla fonda la rotta dell’Albatros per portare il variegato Popolo della Palmaria verso la loro Isola. Nel tardo pomeriggio, i Palmaroti cominciano a tornare verso l’Albatros sono tanti stanchi ma felici d’aver trascorso un po’ di tempo sull’Isola dei loro Sogni.

Le navigazioni per rientrare, la luce serotina che disegna un Golfo Unico per bellezza. L’arrivo al Molo della Passeggiata Morin ed è in quel momento che aprendo anche il portellone di prora vedo uno spettacolo unico il Popolo della Palmaria che invade la passeggiata Morin un vero e proprio sbarco in Normandia.

L’ultima corsa con i più affezionati all’isola che al tramonto se la guardano come degli innamorati che salutano il loro amore dandogli appuntamento al giorno dopo.

Poi arriviamo a Spezia per l’ultimo ormeggio della giornata. Mi aspetta la mia vespa, la Napoleonica, i carrugi di Portovenere salendo in alto ed il meritato riposo non prima d’aver cucinato la cena per me mia mamma. Questo per circa 100 giorni felice di trasportare sulla loro Isola tutta quell’Umanità che in essa ha ancora la possibilità di sognare un mondo migliore.

Morale di tutto questo, io non sono mai salito sull’Albatros come passeggero, ci sono salito nel 2018 come Comandante “arruolato” ed ho scoperto che migliaia persone amano la Palmaria, l’amore è una cosa strana e seria se è vero Amore esso non si ferma di fronte a niente.

Ero Ignorante perché ignoravo e le persone che Amano veramente la Palmaria meritano rispetto e vanno ascoltate.

La politica non mi appassiona ma i Politici sono uomini, ed anche se ritengono di aver attuato un percorso corretto e legale possono lasciare aperto un canale d’ascolto per sentire le ragioni di chi Ama la Palmaria e rivalutare se lo ritengono necessario le decisioni prese.

Auguri Palmaroti spero che qualcuno vi ascolti.

Per gli abitanti storici della Palmaria mi auguro che vengano seriamente ascoltati delle loro legittime richieste visto che ci abitano e conoscono più di ogni altro le problematiche della quotidianità sull’isola.

La Palmaria è lì da sempre da tempo immemorabile, cerchiamo di non rovinare tutto misurando le cose con il tempo degli Uomini.

Il Masterplan può anche aspettare “ca nè mëa nisčün”.

Marino Fascio

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