Nel segno delle “3S”: Sagre, Sicure e Sostenibili

  1. La sagra è parte integrante dell’identità storica di una comunità e di un paese, è da intendersi come contributo perfetto tra l’autenticità gastronomica e le tradizioni del territorio da cui proviene. E’ l’espressione della cultura del territorio e ha come obiettivo la salvaguardia, la diffusione e la promozione del patrimonio territoriale: in essa si intrecciano gastronomia, cultura, tradizione ed economia.
  2. Perché una sagra possa definirsi “tradizionale” deve possedere almeno un passato di legame tra il prodotto e il suo territorio, documentato da tradizione orale o scritta. Tutte le iniziative culturali previste dalla sagra, infatti devono riflettere l’obiettivo primario della sagra virtuosa, ovvero esprimere cultura e tradizione.
  3. Il cibo, il consumo collettivo e rituale di determinati prodotti carichi di valori simbolici è il motore propulsore della sagra. Il tipo di alimento, il modo di prepararlo e di consumarlo rimandano ad un passato di vita comunitaria e a una cultura alimentare percepita come segno di identità. Per questo la sagra deve somministrare piatti e ricette che abbiano come ingrediente principale il prodotto di cui si fa promotrice.
  4. La sagra non ha finalità speculativa. Non è uno strumento affaristico e di profitto, ma un veicolo di valorizzazione del territorio e della comunità. In questo modo la sagra diventa un’occasione per la comunità locale (operatori commerciali e non) per riflettere sulle proprie origini e sulle proprie risorse. La sagra deve garantire al meglio la tracciabilità, la divulgazione, la conoscenza dei propri prodotti e la trasparenza fiscale.
  5. La sagra va intesa come un’opportunità per il territorio: favorisce il miglioramento dell’immagine della comunità, l’orgoglio di una comunità di riuscire a sostenere un evento, di sviluppare nuove conoscenze e capacità, di stimolare lo spirito con cui far conoscere giacimenti dimenticati, ma anche borghi, musei periferici, centri storici, edifici di culto.
  6. La sagra può costituire anche uno strumento di ricchezza economica nella misura in cui è in grado di realizzare servizi a favore della comunità locale.
  7. La sagra promuove forme di socializzazione e sviluppo collegate alla cultura del cibo locale. Essa risponde al desiderio della comunità di avere spazi di convivialità e socializzazione. Coinvolgere tutto il territorio e le realtà produttive locali, nonché i vari operatori del settore enogastronomico, quali produttori, artigiani, cucinieri, ristoratori e baristi. Il benessere e la soddisfazione di tutte le fasce della popolazione, sono essenziali per una sostenibilità nel tempo della manifestazione.
  8. La valorizzazione di un prodotto diventa efficace e con ampie ricadute economiche, durature, a vantaggio degli operatori locali, quando viene considerata in una dimensione collettiva, partecipata e condivisa sul territorio e non quando viene concepita tramite azioni estemporanee e promosse dai singoli soggetti anche se legati alla filiera e alle Istituzioni.
  9. La sagra deve svolgersi in un periodo limitato di tempo, deve essere legata ai cicli di produzione e consumo e non può avere una durata superiore a sette giorni consecutivi. Deve avere luogo nel territorio di origine del suo prodotto, ricetta o trasformazione tipica, in locali e ambienti idonei per la somministrazione che siano ben inseriti nel contesto paesaggistico, anche valorizzando strutture e ambienti tradizionali.
  10. Può svolgersi in un contesto urbanizzato o in un ambito rurale o marino. Può anche prevedere eventi centralizzati ed eventi dislocati presso i luoghi di produzione, osterie, trattorie, ristoranti, enoteche, creando una sinergia tra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti nella sagra.
  11. La sagra è organizzata e gestita dalle Pro Loco UNPLI, anche con l’eventuale concorso di altri soggetti portatori di interesse a livello territoriale, che operano con continuità allo sviluppo e alla promozione della stessa.
  12. Gli organizzatori della sagra, perché questa possa definirsi tale, devono monitorare che i compiti relativi alla sicurezza degli ambienti e alle norme igienico-sanitarie siano svolti con professionalità e responsabilità, assicurando competenza e preparazione del personale volontario. Devono quindi affidarsi a volontari competenti che si assumono la responsabilità dei compiti affidati. Gli organizzatori devono inoltre impegnarsi a tutelare i volontari coinvolti a livello assicurativo.
  13. Il personale ha come obiettivo il divulgare informazioni e approfondimenti, ama anche educare i visitatori e sensibilizzare. Deve possedere competenze ed essere in grado di dare informazioni corrette sul prodotto, raccontare aneddoti sulla sua storia ed il legame sensoriale della sua provenienza. Gli eventuali utili debbono essere reinvestiti in attività a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale materiale ed immateriale.
  14. La sagra deve rispettare il proprio territorio, facendo attenzione all’impatto ambientale e curando in particolare le strutture, l’uso di detersivi biologici e smaltimento rifiuti. Piatti. bicchieri e posate utilizzate in strutture pubbliche devono essere in materiale riutilizzabile, biodegradabili e di riciclo o di uso comune e tradizionale sul territorio. Deve essere realizzata la raccolta differenziata. Lo smaltimento di liquidi e gas di combustione deve avvenire secondo le norme di legge. La sagra virtuosa deve quindi dimostrare di intraprendere un percorso educativo anche in campo ambientale ed ecologico.

UNPLI LA SPEZIA (Tratto dal Manifesto 3S – Sagre Sicure Sostenibili)

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